ROMA. Viene presentato alla Libreria del cinema di Roma (Via dei Fienaroli, 31) lunedì 1 luglio alle ore 19, il libro di Alberto Crespi Quante strade. Bob Dylan e il mezzo secolo di Blowin’ In The Wind edito da Arcana che raccoglie tra l’altro interviste inedite a Furio Colombo, Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Ernesto Bassignano, Alessandro Portelli, Mariano De Simone e Walter Veltroni. Alla presentazione interviene Roberto Roscani, sarà presente l’autore.
La canzone più celebre di Bob Dylan fu pubblicata nel 1963 sul suo secondo album, The Freewheelin’ Bob Dylan. Nel giro di poche settimane divenne popolarissima, grazie anche alle fortunatissime cover di Joan Baez e dal trio folk Peter, Paul & Mary. Si affermò come la canzone simbolo del movimento per i diritti civili, dopo che Dylan la eseguì davanti a Martin Luther King durante un’epocale manifestazione di protesta a Washington. Poi scomparve o quasi dal repertorio live di Dylan negli anni della sua clamorosa svolta elettrica, che suscitò entusiasmi e polemiche oggi difficilmente immaginabili. Riapparve alla ribalta sul palco del concerto per il Bangladesh, nel 1971, dove Dylan tornò a suonare dal vivo dopo il misterioso incidente di moto del 1966 ed eseguì di nuovo il suo “inno”, su richiesta di George Harrison. Da allora, Dylan l’ha eseguita centinaia di volte, cambiandone spesso l’arrangiamento; e le versioni di altri artisti si sono moltiplicate, da Stevie Wonder a Neil Young, da Marlene Dietrich a Duke Ellington, facendone una delle canzoni più “reinterpretate” nella storia della musica pop. Al tempo stesso, la fama di Blowin’ In The Wind si è intrecciata ripetutamente alla storia del XX e del XXI secolo. Basti pensare che ha provocato una disputa politico teologica fra due Papi e ha incrociato le vittorie di Barack Obama nelle elezioni presidenziali Usa. Quante strade non parla “solo” di Bob Dylan e di musica rock: analizza il significato, la fortuna e l’eredità della canzone per raccontare i cinquant’anni di storia che ha attraversato, e anche per tornare indietro, all’Ottocento americano, il passato dal quale la canzone proviene, perché la melodia è la stessa di No More Auction Block, una ballata popolare sullo schiavismo risalente ai tempi della Guerra di Secessione, e che Dylan ben conosceva… E perfino al futuro, ad ogni occasione in cui ci sarà bisogno di affiancare una melodia alla difesa dei diritti civili e alla lotta per la pace.

Alberto Crespi
Milanese, vive a Roma da quasi trent’anni. È il critico cinematografico del quotidiano «l’Unità». Alla radio, è uno degli autori-conduttori di Hollywood Party, trasmissione quotidiana sul cinema in onda su Radio3 Rai. Alla tv, è autore e conduttore di La valigia dei sogni, programma sul cinema di La7. Ha scritto il Castoro cinema su Lindsay Anderson, il libro-intervista Dal Polo all’Equatore (Marsilio) sui film e le avventure di Giuliano Montaldo e il volume di interviste Il cinema di papà (edito dalla Cineteca Nazionale). Per «l’Unità» ha seguito tre Olimpiadi, due mondiali di calcio e un festival di Sanremo. Sul medesimo giornale ha scritto molti articoli sul rock, fra cui uno dei primissimi pezzi su Bruce Springsteen apparsi sulla stampa quotidiana italiana, nel 1981. Tiene da anni la rubrica Storie di r’n’r sulla rivista «Il Mucchio». Ha visto per la prima volta Bob Dylan dal vivo nel 1984, a Milano, stadio di San Siro.

Di Golem

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *